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Villaggio media Spina 3 - Area Michelin Nord

by workshop&design - arch. Giovanni Quaranta  Richiedere l'autenticazione per l'uso delle immagini



IL PROGETTO
L'area Villaggio Media, compresa nell'Ambito di Trasformazione Urbana Spina 3, è ubicata all'angolo del Corso Mortara e di Via Orvieto, è delimitata a nord da via Tesso e ad est da una nuova sede stradale (perpendicolare alla stessa ed al Corso Mortara) che funge da separazione dalla cortina delle ex officine Savigliano.
L'area è destinata dal Programma di Riqualificazione Urbana a residenza e ad attività di servizio alle persone e alle aziende.
Rimosse le sistemazioni interne per ospitare i giornalisti durante le Olimpiadi Invernali 2006 sarà permanentemente consolidata la destinazione residenziale (con alcune estensione a categorie speciali d'utenza, quali alloggi per anziani) con micro attività terziarie e commerciali al piano terreno.
Il quadrilatero ha livello pressoché costante lungo il Corso Mortara e dislivelli più accentuati sulla via Tesso e quelle che trasversalmente le congiungono.
L'articolazione degli edifici che ne caratterizzeranno il definitivo assetto urbanistico accentua il ruolo di centralità e di servizi residenziali per un settore urbano la cui trasformazione sta totalmente cambiando i tradizionali riferimenti, prospettici ed ambientali.
Rinasce qui un nuovo stralcio urbano del Parco fluviale della Dora.
Demolita la sede stradale sopraelevata (nei tempi di realizzazione dell'interramento del Passante Ferroviario), l'area affaccerà al parco fluviale, beneficiando quindi, con la sede di Corso Mortara e la separazione dal fiume, d'un ampia area a sud totalmente libera.
In quest'ottica la concentrazione ed il rapporto con le aree circostanti dei volumi previsti dal PRIU, per i diritti edificatori generati dalle aree Michelin, acquista significati e valori.
Quali significati? Di riconversione insediativa d'un comprensorio industriale con tipologie residenziali e di servizio alle persone, ma con standards edilizi tradizionali.
Gli edifici alti che definiremo “torri”, solo per accentuarne la diversità rispetto a quelle con altezze inferiori ai 6 p. f. t., sono in realtà tipologie normali ed aperte che dialogano tra loro e con il paesaggio urbano.
Si è volutamente evitata la macro - tipologia o la megastruttura che negli anni ‘60-‘70 hanno preteso di sostituirsi allo skiline urbano; evidenziando poi la loro sostanziale estraneità non solo ai contesti urbani ed ambientali, ma soprattutto alla domanda sociale di comfort abitativo e di relazioni socio - culturali.
Quali valori? Di composizione urbanistica alternativa alle cortine chiuse degli isolati torinesi. Sono previste ampie prospezioni dalle strade esterne verso l'interno del quadrilatero e viceversa verso l'esterno.
Un coinvolgimento quindi della dinamica di relazioni proprie dell'area del Villaggio Media con la città.
Quindi non un enclave arroccato nella propria esclusività ,con divisioni e barriere, ma un nuovo settore di città che ambisce riproporre i vecchi temi della qualità urbana.
La stessa varietà architettonica negli accostamenti di materiali e linguaggi vuole riscattare una sua identità, diversa dalle cortine e dalle omologazioni di linguaggi architettonici che possono talora essere necessarie per un riordino di riferimenti e di orientamenti o per caratterizzazioni stilistiche come Torino elaborò i tematismi architettonici dei propri sviluppi, dalla metà del ‘600 all'800.
Proprio in rapporto a tale varietà architettonica è nata l'immagine unificante di un supporto - basamento; che riprende sul Corso Mortara la ricorrente modulazione dell'ex Savigliano per trasformarla in micro polarità d'attrazione terziaria e commerciale.
L'apertura centrale a sud del basamento attrae, lungo la scalinata nel verde, verso le aree interne ancora verdi, dove la dialettica tra le tre Torri assume valore fondante nei rapporti con i volumi di contorno e lo spazio del traffico e delle relazioni dinamiche esterne.
L'area Villaggio Media comprende infatti tre alti edifici disposti quasi in linea parallela al C.so Mortara (TORRE 1 – TORRE 2 – TORRE 3) con diversificate soluzioni di accesso e planimetriche; circondati da sei edifici più bassi, due paralleli al C.so Mortara (UMI A e B), due alla via Orvieto (UMI C e D) e due alla via Tesso (UMI E ed F).
Al di là della più o meno accentuata caratterizzazione architettonica il basamento comune conterrà, fuori e sottoterra, i raccordi e le infrastrutture funzionali del complesso.
Il basamento, esteso a tutta l'area del quadrilatero e quindi anche ai raccordi interni tra le aree di spiccato dei vari edifici, avrà una sistemazione a verde attrezzato, con arredi e specchio d'acqua, d'uso privato comune.
La continuità del verde attrezzato conviverà con gli accessi pedonali ai vari edifici ed un percorso anulare interno per i mezzi dei VV.FF. che potranno accedere dalla via Tesso.
I due livelli sottostanti sono prevalentemente destinati a parcheggi, con due accessi dalla nuova via ad est e due dalla via Tesso.
Lo spiccato f.t. degli edifici A, B e C, risultanti più bassi degli altri per le predette differenziazioni altimetriche del terreno, è destinato ad attività commerciali; così come il piano terreno dell'edificio D.
TORRE 1 (via Orvieto)
EDIFICI B,C,D ed F (c.so Mortara, via orvieto, via Tesso)
Il volume della Torre 1 si articola in tre corpi di altezze differenti e dalle fattezze spiccatamente geometrizzate. Il blocco più basso, prospettante sulla via Orvieto, ha una altezza che è circa la metà di quella dei retrostanti corpi di fabbrica e risulta ruotato di 45° rispetto ad essi.
Questa differenziazione si evidenzia anche matericamente con la scelta di adottare il medesimo rivestimento in diorite del basamento: la torre dunque si raccorda visivamente con l'intero villaggio media e costituisce il contraltare verticale all'orizzontalità della piastra commerciale.
Se la pietra raccorda la torre al suolo, è il laterizio che porta la costruzione al cielo: una facciata ventilata in cotto è infatti stata adottata per i volumi che raggiungono la massima altezza.
Le masse della torre sono tuttavia stemperate dal piacevole disordine determinato dall'invenzione di un innovativo sistema di facciata, costituito da una maglia quadrata di profilati metallici colorati di verde scuro. I campi che si vengono così a determinare sono in parte tamponati con diverse tipologie di pannelli realizzati in materiali diversi: si va dall'acciaio corten al vetro, dalla lamiera forata al grigliato metallico.
La medesima filosofia progettuale è stata estesa anche ad alcuni edifici circostanti, più bassi ma analogamente realizzati con facciate in laterizio alternate a facciate in griglia e pannelli. Infatti i fronti interni sono stati pensati per essere il più possibile chiusi, pieni e massicci –e dunque in mattoni– mentre il fronte su strada è permeabile ed “aperto” grazie alla presenza della struttura metallica.
D'altra parte i fabbricati insistono su un'area che per oltre un secolo era stata occupata dall'industria pesante: un giusto tributo all'acciaio è apparso quindi doveroso, e costituisce il filo rosso che lega il passato delle fabbriche al futuro dei media.
EDIFICIO A (c.so Mortara, lato est)
È omologo e satellite della Torre 3, pur determinando nel quadrilatero del Villaggio Media, il ruolo di raccordo con i tessuti urbani attigui esistenti.
La sua caratterizzazione architettonica, che assume linguaggi analogi alla Torre 3 e dialettica con l'Edificio B, rende possibile il predetto riflusso facendo emergere la modulazione del basamento come prevalente.
Sviluppato su sette piani; con copertura orizzontale, alterna la tessitura del mattone facciavista ad un rigoroso grigliato metallico nelle logge, con un compositivo analogo agli altri edifici unilineari del complesso.
Le strutture in profili metallici della griglia abbinerà tamponature in lamiera microforata.
Il coronamento superiore è realizzato con una leggera struttura metallica che caratterizza i quattro fronti del volume.
TORRE 2 (torre centrale)
L'edificio Torre 2 ha una configurazione volumetrica alta 21 piani ma articolata per corpi più bassi , generati da una pianta ad U .
I tre corpi hanno altezze variabili con differenziazioni di numero e tagli d'alloggi, ad Est (18-21 piani), a Sud (20 piani) ed Ovest (13-15 piani); generati da una matrice strutturale e di distribuzione verticale unica.
Tale matrice genera, nella parte centrale dei piani tipo, un numero massimo di cinque unità residenziali per piano, servitu da un blocco scala, due ascensori ed un montacarichi.
Altri piani hanno alternativamente o minori sviluppi altimetrici dei corpi o vuoti destinati a rapporti diversi con le unità abitative contigue; unità abitative che possono sempre reciprocamente integrarsi.
Proprio tali vuoti assumono un rilievo strategico d'attenuazione d'impatto volumetrico.
La posizione centrale al quadrilatero della Torre 2 è prospetticamente esaltata da due varchi in corrispondenza del corso Mortara e della via Tesso, ove quest'ultimo è corrispondente all'asse della perpendicolare via Ciamarella; posizione strategica che consente d'apprezzarne il carattere architettonico in rapporto agli spazi ed ai volumi degli edifici vicini.
Vista da sud il linguaggio compositivo dell'architettura di Torre 2 si articola su tre temi:
- la finestra continua angolare dal nono al diciottesimo piano,
- la loggia angolare duplex dallo spiccato all'ottavo,
- la finestra - loggia continua fino all'undicesimo
cromaticamente e matericamente caratterizzati rispetto al corpo che sostanzia la distribuzione planimetrica ed altimetrica degli appartamenti.
Tale volume si alleggerisce verso l'alto con ampie sottrazioni o vuoti coperti da aeree pensiline.
L'invito alla percezione ruotante in senso orario ci porta al volume minore di quindici piani; cui è imposto dialogare, per contrazione, con la Torre 1 disposta su via Orvieto.
La differenziazione cromatica accentua il suo ruolo e riprende vigore nella dialettica percettiva che risulterà dall'asse della via Ciamarella; da dove si leggerà chiaramente lo sviluppo planimetrico degli alloggi, serviti dal corpo centrale scale-ascensori.
Ad est il rapporto dei prospetti con la Torre 3 ha analogie con quello del corpo basso ad ovest. R rapporto affidato al tema della loggia arretrata che qui però assume il vigore di trasparenza volumetrica che, nasce dall'arretramento degli ultimi tre livelli va ad estendersi fino a terra.
Il blu, l'azzurro, il grigio ed il bianco sono i colori dell'architettura.
L'attacco a terra è in parte a doppia altezza, con ampie aperture vetrate verso sud e nord.
Il rivestimento è intonaco di colore scuro nella parte bassa dei volumi; oltre il 7°-8° livello è in lastre di fibrocemento, con giunti orizzontali aperti da lastre montate su una struttura metallica configurano un “facciavista ventilato”.
Le trasparenze assumono il significato d'introspezione ai livelli 8°e 9° laddove spazi comuni esterni in continuità ai corridoi di distribuzione dei quattro appartamenti assumono ruoli qualitativi in rapporto alla sicurezza della mobilità interna ed alle relazioni interpersonali dei residenti.
La copertura piana ha un coronamento superiore realizzato con profili metallici e lame orizzontali a protezione delle logge e dei volumi tecnici.
EDIFICIO E (via Tesso)
L'edificio E denuncia e caratterizza la sua destinazione a piccole unità residenziali prevalentemente a sud, con affaccio al verde attrezzato interno al quadrilatero.
Sei piani f.t. (con un piano in più per la scala ad est) tre gruppi scala in soli 48 ml, l'architettura recupera, con tematismi di logge e finestre ad inquadratura orizzontale, una sorprendente unitarietà che connette ed aggrega anche i diversi linguaggi cromatici dei volumi attigui.
Quasi una pausa di distensione affidata a lunghe logge protette da schermi che gli utenti (probabilmente anziani) arricchiranno con il “loro” arredo verde.
Il carattere distensivo sarà curato anche con i colori esterni e delle parti comuni; volutamente neutri, bianchi, grigi chiari giocati con legno ed arredi verdi.
L'accentuazione protettiva degli spazi a loggia esterni è pretesto per dilatare le bianche e lunghe quinte frontali con tagli fuori piombo che proiettano l'edificio fuori dal vuoto della via Tesso discendente.
Le logge a sud hanno un sistema di oscuramento a pannelli scorrevoli esterni in legno.
Il modulo delle vetrine si alterna ai setti portanti con rapporti costanti; il rivestimento è in pietra grigia (Diorite fiammata e levigata) ad accentuare la volontà di elemento allo stesso tempo uniformante ed indifferente rispetto ai volumi sovrastanti.
I giunti orizzontali delle lastre sono più larghi dei verticali; al grigio della pietra si contrappone il colore bianco dei serramenti.
Pavimento e sistemi area centrale: porfido, verde alberi in contenitori di ferro e pietra.
TORRE 3
La sua configurazione volumetrica, altimetricamente differenziata, nasce dalla dinamica di virtuale rotazione espressa dalla distribuzione planimetrica.
Attorno al nucleo scala – ascensori svettano infatti dal basamento comune un corpo ad est, con il maggior numero di piani (20-21) ed uno ad ovest con 16/17.
Lo scatto espresso dalla conclusione non uniforme dei due corpi e dalla profondità d'ombra di ampie pensiline, concorre con componenti proprie ed originali all'attenuazione dell'impatto volumetrico, già descritto per le altre due Torri.
L'architettura ha qui riferimenti più tradizionali per magisteri e materiali; il rivestimento chiaro del basamento in intonaco, che sopporta la successione dei “marcapiani”, dialoga con la cortinua delle ex-Savigliano e ne coinvolge i linguaggi.
A loro volta i “marcapiani” realizzati con le loro alterne posizioni di logge e finestre ne stimolano la lettura come per altri edifici non alti.
L'assetto insediativo che lo sviluppo verticale sembrerebbe sostanzialmente alterare, viene qui invece ricondotto a moduli normali.
La trasparenza delle logge, proiettate ed incassate, concorre a ristabilire un variegato riferimento al paesaggio ed alle relazioni urbane.
La configurazione e posizione della Torre 3 nel quadrilatero del Villaggio Media vuole concorrere, con l'antistante Edificio A su corso Mortara, ad una continuità di spaccati culturali e di saldature con le preesistenze.


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